Santa Maria de Vetere

Click here for Photos of Santa Maria de Vetere.

For the time being, a few notes in English and an outline in Italian (English translation available upon request, e-mail etc.)

The little church of Santa Maria de Vetere, known to students of Cassiodorus because Pierre Courcelle identified it with the site of the monasterium castellense, today has all but disappeared from topography, hidden and almost swallowed up by the architectural monstruosity known as resort ("villaggio turistico") Santa Maria del Mar. Pity, because the place - if you walk out of the resort - is a tourist’s paradise: within walking distance from the beach, close to the mountains and to charming little towns such as the nearby Squillace or Soverato, where shoppers can still discover authentic local products.

If you venture on the dirt road (never, never, never paved by the Township of Stalettì) for about half a mile, following the sign "Ristorante Santa Maria del Mar," you will indeed find the church, as beautiful as ever, and the view will be breathtaking. The restaurant faces the church.

SANTA MARIA DE VETERE: ABBOZZO DI PROFILO STORICO

Queste sono note preliminari al profilo storico di S. Maria de Vetere (oggi Santa Maria del Mar) che sto preparando come parte della relazione per il XIV Congresso Internazionale per l’Archeologia Cristiana, Vienna, settembre 1999. La relazione si stamperà poi negli Atti del congresso; rimando ad allora per note e bibliografia, ma se c’è bisogno di alcun chiarimento od ulteriore documentazione, sono naturalmente a disposizione. Questi sono, comunque, i punti che verranno sviluppati:

DATI RELATIVI AL CASTELLENSE DESUNTI DALLE INSTITUTIONES DI CASSIODORO

In Inst. 1.29 Cassiodoro scrive

(a) che il suo monastero è "il monastero dei vivai e del castellum". La designazione è generica, e nel testo di Cassiodoro vivai e castellum costituiscono un’entità unica. Come ciò possa avvenire se per castellum si intende un castello, lascio ad ognuno immaginare: non c’è niente in comune fra vasche per il pesce (vivai) ed un castello, e mentre le prime sono di necessità in riva al mare, i castelli in genere sono su un’altura. Eppure Cassiodoro dice "i vivai ed il castellum". Soluzione (molto semplice, in verità): castellum ha il senso di castello idraulico, cioè di punto terminale di un acquedotto, una specie di serbatoio dove si raccoglievano le acque di due o tre acquedotti, ben documentato all’epoca romana. Da questo tipo di castellum spesso venivano alimentati i vivai per il pesce. E se mi chiedete dov’è il castellum, bisognerebbe vedere le fondamenta dell’Hotel Hamilton per una verifica - forse l’ing. Gatti, proprietarui dell’Hotel Hamilton, ce lo permetterà - poiché pare che l’Hotel stesso, in località Copanello di Stalettì sulla S.S. 106, sia stato costruito proprio sul castellum romano. Certo lì c’è acqua in abbondanza, infatti, a volerlo, i proprietari potrebbero ricavare l’acqua dalla loro sorgente privata, senza disturbare il Comune di Stalettì.

(b) Da Cassiodoro sappiamo anche - poichè lui cita Pacomio in proposito - che le "mura avite", che Courcelle immaginò fossero quelle della Skylletion greca, in realtà erano le mura della casa (villa) paterna di Cassiodoro. Esse erano, continua Cassiodoro, COME un eremitaggio, perchè cinte da mura, che garantivano la riservatezza e tenevano fuori i curiosi. Era normale che le ville romane fossero cinte di mura; ed è a questo che dobbiamo pensare, non a grotte eremitiche. Infatti (ma questo è un altro discorso) Cassiodoro fu oggetto di critiche da parte dei suoi contemporanei proprio perchè, secondo loro, non era abbastanza ascetico, e la vita nel suo monastero era troppo comoda.

(c) Il Castellense si trovava, secondo Cassiodoro, in alto, e la salita doveva essere scoscesa rispetto al Vivariense, posto sulla strada. Il testo a questo proposito è stato frainteso, anche perchè si credeva che le carte corrispondenti del miglior manoscritto delle Institutiones, Mazarine 660, fossero perdute. Ma no, esse sono vive e vegete a Berlino; e dicono, habetis montes castellis secreta suavia. "Castellis" va corretto in "castelli", ma non c’è motivo di leggere, come si fa in genere, "montis castelli" quando il testo dice "montes", che non è un errore, nè un controsenso. Il testo dice quindi: "Avete i monti, le dolci solitudini [o: i dolci sentieri] del castellum". "Secretum" vuol dire, come molto spesso nella tradzione patristica, particolarmente Eucherio di Lyons, non "segreto" ma "luogo appartato, solitario, eremitico", e forse Cassiodoro voleva dir questo. L’altro significato di "secretum" è quello classico di Virgilio, e vuol dire sentiero stretto e ripido. Cassiodoro, che amava le frasi a doppio senso, può aver combinato i due significati; o, poichè seguiva più i classici che la scuola di Lérins, può aver usato "secretum" nel senso di Virgilio. Comunque, lui dice che, se i suoi monaci sono pronti all’ascesa, essi hanno le solitudini (o la strada ripida) del castellum, e là potranno stare in pace, come in un eremitaggio, perchè la casa avita è cinta di mura. Ora, quanto questa descrizione coincida con S. Maria de Vetere, dovrebbe essere chiaro a chiunque: lì non ci sono ascese ripide, anzi, chi volesse arrivarci dalla Coscia di Stalettì dovrebbe discendere in un burrone o girarci intorno; ma sopratutto, dov’è ora casa Gatti c’era un castrum bizantino - si vedano in proposito le relazione degli archeologi francesi - e come la mettiamo, gli eremiti in mezzo ai soldati?

(d) Allora, qual è l’origine di Santa Maria del Mar? Rimando alle pubblicazioni di Pascale Chevalier, che ha studiato le fortificazioni bizantine e relative cappelle in Dalmazia, dove sono ancora preservate. Ella ci dice che era normale per una fortificazione bizantina avere una cappella annessa, o dentro le mura del castrum, o immediatamente al di sotto, ma vicino. Questa è appunto l’ubicazione di S. Maria del Mar: il castrum era dov’è ora casa Gatti, e la chiesetta era al di sotto, o, se le mura del castrum si estendevano fino ad includere quello che oggi è il villaggio turistico Santa Maria del Mar, entro le mura stesse. Dopo il sesto secolo, la storia del castrum è stata tracciata dai francesi, e rimando ai loro lavori; ad un certo punto - non sappiamo quando - la chiesetta passò ai basiliani, e se c’era una guarnigione greca nel castrum ci volevano probabilmente religiosi di lingua e rito greco. Quando i basiliani se ne andarono (dopo il 1219), la chiesa pare essere stata una cappella privata; certo essa non appartenne mai alla diocesi di Squillace, e quindi qualsiasi idea che essa corrisponde alla cattedrale di Squillace, o che la popolazione di Scolacium migrò lì è pura fantastoria.

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